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Ancona costruisce la sua Trilogia del Novecento

Cagli, Licini e Transavanguardia: tre mostre di ricerca per affermare la città come laboratorio nazionale dell’arte contemporanea.

Data :

7 luglio 2026

Categorie:
Comune
Cultura
Municipium

Descrizione

Il Comune di Ancona avvia un percorso espositivo pluriennale dedicato al Novecento italiano e marchigiano, pensato non come semplice successione di mostre, ma come una vera trilogia di ricerca: una narrazione in tre tappe capace di mettere in relazione la storia artistica della città, la produzione dei grandi protagonisti marchigiani e le linee più avanzate della cultura visiva contemporanea.
Il progetto, già coerente con l’impianto culturale del dossier di candidatura Ancona 2028 – Questa adesso, nasce dalla volontà di riconoscere ad Ancona e alle Marche un ruolo non periferico, ma generativo, nella vicenda dell’arte italiana del XX secolo. Una centralità spesso trascurata, eppure decisiva: molti artisti marchigiani hanno contribuito a rinnovare il linguaggio pittorico, plastico e visivo nazionale, portando le proprie radici in dialogo con Roma, con la Galleria della Cometa, con l’Art Club e con i principali ambienti di sperimentazione del secondo dopoguerra.
 
La Trilogia del Novecento si inserisce inoltre nel più ampio rapporto con la programmazione regionale per l’arte contemporanea, rafforzando la capacità di Ancona di agire come capoluogo culturale e come piattaforma di relazioni istituzionali, scientifiche e museali. In questa prospettiva, la Mole Vanvitelliana viene posizionata come sede naturale di mostre importanti, non meramente celebrative, ma fondate su ricerca storico-artistica, prestiti qualificati, dialoghi tra collezioni pubbliche e private e una lettura contemporanea dell’identità artistica marchigiana.
Il concept: il Novecento marchigiano come chiave nazionale
Il filo conduttore dell’intero programma è la riscoperta del Novecento come terreno di ricerca, non come repertorio chiuso. Il progetto intende mostrare come Ancona e le Marche abbiano prodotto figure capaci di attraversare linguaggi, città, generazioni e movimenti: dalla Scuola Romana all’astrattismo, dalla scultura materica al rapporto con Burri, dal segno poetico di Licini fino alle premesse che condurranno alla futura Transavanguardia.
La prima tappa sarà dedicata a Corrado Cagli e ai rapporti tra Ancona, le Marche e Roma fra gli anni Trenta e il secondo dopoguerra. La seconda svilupperà il tema di Osvaldo Licini e dell’astrattismo italiano, assumendo la sua celebre intuizione della geometria come poesia e sentimento come chiave interpretativa. La terza, dedicata alla Transavanguardia, chiuderà idealmente il percorso sul ritorno alla pittura, sulla libertà dell’immagine e sulla possibilità di rileggere il Novecento marchigiano come premessa di linguaggi ancora pienamente contemporanei.
In questo senso, la trilogia non guarda solo al passato: usa il Novecento per costruire una politica culturale di futuro. Ancona non si limita a ospitare mostre, ma intende produrre interpretazione, relazione, ricerca e posizionamento. La città si candida così a diventare un punto di riferimento per una nuova geografia dell’arte contemporanea italiana, in cui le Marche non siano più considerate margine, ma laboratorio.


Prima tappa: Corrado Cagli e le Marche a Roma
La mostra su Corrado Cagli, curata da Gabriele Simongini, rappresenta il primo capitolo della trilogia. Il Progetto, in collaborazione con l’Archivio Cagli, intende celebrare il cinquantesimo anniversario della scomparsa dell’artista anconetano, avvenuta nel 1976, attraverso un percorso che collega le sue radici marchigiane alla scena romana, fino alla proiezione internazionale della sua ricerca.
La celebrazione si aprirà nel dicembre 2026 con una giornata di studi alla Pinacoteca Civica “Francesco Podesti” di Ancona, luogo simbolico della memoria artistica cittadina e sede di opere decisive per comprendere il legame tra Cagli e la città. Il percorso culminerà poi alla Mole Vanvitelliana, a partire da gennaio 2027, con una mostra costruita intorno a un nucleo di opere fondamentali di Cagli dagli anni Trenta agli anni Settanta e in dialogo con altri protagonisti marchigiani e nazionali.
Cagli viene presentato non solo come grande artista nato ad Ancona, ma come figura di snodo della modernità italiana. La sua opera attraversa pittura, muralismo, grafica, scena, arazzo, scultura, astrazione e sperimentazione materica. Negli anni Trenta fu tra i protagonisti del rinnovamento dell’arte a Roma; nel secondo dopoguerra sviluppò un astrattismo fondato anche su suggestioni geometriche e scientifiche, capace di aprire nuove vie alla pittura italiana. La mostra intende restituire proprio questa complessità: Cagli come artista marchigiano, romano, internazionale; autore radicato e insieme nomade; come figura capace di portare Ancona dentro il cuore della modernità.
Le opere e i nuclei più significativi
Tra le opere individuate nel progetto spiccano alcuni lavori che permettono di attraversare l’intero arco della ricerca cagliana. “Mirko” del 1936, conservato alla Pinacoteca Civica “Francesco Podesti”, assume un valore particolarmente identitario: è una presenza anconetana dentro la storia nazionale dell’artista. Accanto a esso, “L’Apprendista” del 1946, anch’esso della Pinacoteca, consente di leggere il passaggio dal clima degli anni Trenta al nuovo scenario del dopoguerra.
Il percorso potrà inoltre valorizzare opere come “Davide e Golia” del 1937, dai Musei Vaticani, “San Giorgio e il drago” del 1937, da Villa Torlonia - Museo della Scuola Romana, “Loculi a Tule (Ritmo cellulare)” del 1949, “Daphne” del 1955, “La favola di Filemone e Bauci” del 1957, “Il flauto di canna” del 1958, “Ambito Calibeo” del 1968, fino a “Monte Conero (Profilo del monte)” del 1958, opera di particolare forza simbolica perché riconnette la geografia marchigiana alla vicenda internazionale dell’artista.
La mostra non avrà un carattere esclusivamente monografico, ma costruirà un sistema di relazioni. Intorno a Cagli saranno chiamati a dialogare Scipione, Quirino Ruggeri, Pericle Fazzini, Ivo Pannaggi, Sante Monachesi, Luigi Bartolini, Edgardo Mannucci, Arnoldo Ciarrocchi, Orfeo Tamburi, Giuseppe Uncini, Eliseo Mattiacci e Valeriano Trubbiani. La presenza eccezionale di Alberto Burri, unico artista non marchigiano nel nucleo indicato dal progetto, avrà il compito di illuminare il rapporto con Edgardo Mannucci e la comune attenzione alla materia come campo di energia, tensione e trasformazione.
Gli artisti in dialogo con Cagli
Edgardo Mannucci occupa un ruolo strategico nel progetto. Amico di Cagli fin dagli anni Trenta e legato all’esperienza degli “Orientalisti”, Mannucci sviluppa una ricerca plastica che nel dopoguerra diventa fondamentale per comprendere la scultura italiana della materia e dell’energia. Il suo rapporto con Alberto Burri, accolto a Roma dopo il rientro dal campo di prigionia americano, consente alla mostra di raccontare un passaggio decisivo: dalle radici marchigiane alla nascita di una nuova sensibilità materica nazionale.
 
E a proposito di Mannucci, la mostra su Cagli dialoga con un’altra grande mostra che la precede, in programma a Fabriano dal 19 settembre prossimo, dedicata al genio creativo del gigante assoluto della scultura informale del Novecento, a quarant’anni anni esatti dalla morte. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, la mostra (cui darà il proprio contributo anche il Liceo artistico E. Mannucci di Ancona) anticiperà visione e contenuti della mostra dorica, accompagnandola verso l’atteso appuntamento del 2028 .
 
Scipione è una delle figure più intense della Scuola Romana. La presenza di opere come “La Piovra”, “Natura morta – Fichi spaccati sul tavolo”, “Ritratto di ragazza” e “Piazza Navona” permette di richiamare una pittura visionaria, febbrile, profondamente legata al clima romano degli anni Trenta.
Luigi Bartolini, artista e scrittore, rappresenta un altro ponte tra Marche e cultura nazionale. La sua figura è legata non solo alla pittura e all’incisione, ma anche alla letteratura: dal suo romanzo “Ladri di biciclette”, pubblicato a Roma nel 1946, Cesare Zavattini trasse spunto per la sceneggiatura dell’omonimo film di Vittorio De Sica.
Pericle Fazzini porta nella trilogia il valore della scultura come forma poetica. Le opere individuate, tra cui il “Ritratto di Giuseppe Ungaretti”, “Sibilla Aleramo” e “Danzatrice”, consentono di leggere un linguaggio plastico capace di tenere insieme figura, movimento e intensità spirituale.
Ivo Pannaggi introduce la dimensione futurista e costruttiva del Novecento marchigiano. Opere come “Astrazione prospettica”, “Bozzetto del Castello dei prigionieri” e “Funzione architettonica E” restituiscono un percorso che attraversa avanguardia, architettura mentale e progettazione dello spazio.
Giuseppe Uncini, con lavori come “Ferrocemento n.20”, “Cemento armato” e “Cementarmato”, apre il percorso verso una modernità strutturale in cui ferro, cemento e rete diventano linguaggio. Orfeo Tamburi, Quirino Ruggeri, Sante Monachesi, Arnoldo Ciarrocchi, Eliseo Mattiacci e Valeriano Trubbiani completano il quadro di una costellazione marchigiana plurale, capace di parlare con accenti diversi ma dentro un medesimo orizzonte di ricerca.
 
 
 
La mostra alla Mole dialogherà anche con le opere “a cielo aperto” disseminate ad Ancona e firmate da alcuni degli artisti presentati, come Fazzini, Mattiacci e Trubbiani.
Alberto Burri, pur non essendo marchigiano, si configura come presenza eccezionale in mostra proprio per il rapporto con Mannucci e per il ruolo decisivo della sperimentazione materica. Opere come “Gobbo”, “Composizione”, “Ferro”, “Combustione” e “Nero” consentono di collocare l’eredità di Mannucci nel contesto di uno fra i passaggi più rilevanti dell’arte italiana del secondo dopoguerra.
Seconda tappa: Osvaldo Licini e l’astrattismo italiano
La seconda mostra, prevista per il 2027 e curata da Gabriele Simongini, sarà dedicata a Osvaldo Licini e all’astrattismo italiano. Licini, definito nel progetto il “Klee italiano”, sarà assunto come figura cardine di un percorso in cui la geometria smette di essere puro rigore e diventa poesia, sentimento, vibrazione interiore.
L’itinerario previsto metterà in relazione Licini con alcune figure fondamentali dell’avventura astratta italiana ed europea. È prevista una sezione introduttiva con opere di Kandinsky, Klee e Balla e con lavori di compagni di strada legati all’esperienza della Galleria del Milione di Milano: Atanasio Soldati, Fausto Melotti, Lucio Fontana, Luigi Veronesi, Mauro Reggiani, Bruno Munari, Virginio Ghiringhelli, Oreste Bogliardi. Le “Amalassunte”, gli “Angeli ribelli” e gli “Olandesi volanti” permetteranno di mostrare Licini come artista della libertà poetica assoluta, capace di superare le barriere tra astrattismo e figurazione.
Terza tappa: verso la Transavanguardia
La terza tappa, dedicata alla Transavanguardia con un focus particolare su un marchigiano eccellente del gruppo come Enzo Cucchi, chiuderà idealmente il disegno della trilogia. Dopo Cagli e il rapporto tra Marche, Roma e secondo dopoguerra; dopo Licini e la linea poetica dell’astrazione; la Transavanguardia permetterà di rileggere la libertà dell’immagine, il ritorno alla pittura, la pluralità dei linguaggi e il superamento delle ortodossie novecentesche.
Il collegamento con Scipione (presente nella prima mostra) e con Licini è particolarmente significativo: la forza visionaria del primo e l’invenzione poetica del secondo richiamano tutta l’importanza di queste due figure per la futura Transavanguardia. In questo senso, la trilogia non procede per compartimenti stagni, ma costruisce un arco narrativo: dalle avanguardie e dalle connessioni marchigiano-romane alla stagione dell’astrazione poetica, fino alla riapertura postmoderna dell’immagine e della pittura) .
Una politica culturale per Ancona capitale dell’arte contemporanea
Con questa trilogia, il Comune di Ancona sceglie di investire su una linea culturale riconoscibile: non eventi isolati, ma un progetto scientifico e identitario. La città valorizza i propri artisti, dialoga con le grandi istituzioni museali, attiva prestiti qualificati, costruisce relazioni con collezioni nazionali e consolida il ruolo della Mole Vanvitelliana come spazio di produzione culturale avanzata.
La Pinacoteca Civica “Francesco Podesti” diventa il luogo della memoria e dell’approfondimento; la Mole Vanvitelliana il luogo della grande restituzione pubblica; Ancona 2028 l’orizzonte strategico entro cui la cultura diventa infrastruttura di posizionamento, attrattività e sviluppo. La Trilogia del Novecento è dunque un progetto espositivo, ma anche una dichiarazione di ambizione: Ancona intende essere riconosciuta come città capace di produrre ricerca, lettura critica e contemporaneità a partire dalla propria storia.

Ultimo aggiornamento: 7 luglio 2026, 15:56

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