Cos'è
Da sabato 12 settembre a domenica 1° novembre alla Pinacoteca Podesti, si terrà l'inaugurazione della mostra "Dal vero all'Anima".
DESCRIZIONE
Dal 12 settembre al 1° novembre 2026 la Pinacoteca Civica “"F. Podesti" di Ancona ospita "Dal vero all’anima", mostra dedicata alla pittrice Nicoletta Bonarelli (Pesaro, 1906 – Cineto Romano, 2002) e curata da Michele Servadio, storico dell’arte, socio effettivo della III Classe dell’Accademia Marchigiana di Scienze, Lettere ed Arti e autore della monografia che nel 2025 ha ricostruito per la prima volta la vita e l’attività dell’artista, pubblicando anche un primo corpus di sue opere fino ad allora inedite.
L’esposizione nasce in stretto rapporto con quel volume e con i dipinti che esso ha portato alla luce.
Il percorso di Bonarelli si apre nel 1929, quando la pittrice si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma seguendo i corsi di pittura da cavalletto e di decorazione murale: durante le lezioni viene notata da Ferruccio Ferrazzi, che la vuole presto fra le sue allieve predilette.
Le opere giovanili, fra cui Paesaggio e Figura, entrambe del 1936, restano nell’orbita della Scuola Romana e della sua componente più malinconica, quella di Scipione, con alberi spogli, architetture attraversate da luci rosse e riferimenti dichiarati a El Greco.
Sono anni di intensa attività espositiva: fra il 1932 e il 1941 Bonarelli partecipa a rassegne sindacali e collettive a Pesaro, Ancona, Roma, Firenze, Recanati, Zara e Milano, in un percorso che testimonia un inserimento non episodico nel sistema espositivo dell’arte marchigiana e nazionale del tempo.
In questo percorso Ancona occupa un posto documentato.
Nata a Pesaro da un’antica famiglia aristocratica anconetana, la pittrice espone più volte nel capoluogo dorico prima della mostra attuale, al Teatro Stamira nel 1935, nel 1936 e nel 1938, in occasione rispettivamente della terza, della quarta e della sesta mostra sindacale interprovinciale d’arte marchigiana e nel 1939 al Palazzo didattico Podesti, per la settima edizione della stessa rassegna.
Il 1941 segna una cesura netta.
Sposata con lo scultore e architetto Ferdinando Galli, suo compagno di Accademia, Bonarelli dà alla luce in quell’anno l’unico figlio, Francesco, affetto dalla sindrome di Down.
Da quel momento la pittrice si ritira insieme al marito a vita privata, interrompendo per il resto della sua esistenza la partecipazione a mostre ed esposizioni pubbliche: le opere successive restano quindi sottratte alla vista del pubblico per volontà della stessa autrice, che le considera troppo personali.
È a questa fase che risale il dipinto "L’ombra" (1941-1944), in cui una donna, riconoscibile come un autoritratto, cammina in uno spazio sospeso fra giallo, blu e rosso, seguita da un’ombra resa solida e stabile rispetto a lei.
Dal 1947 il linguaggio pittorico di Bonarelli comincia a cambiare in modo sostanziale: fra la fine del decennio e i primi anni Cinquanta prendono forma le opere che la critica ha chiamato le Figure, immagini sospese ed eteree in cui l’artista trasferisce il proprio tormento interiore.
Nello stesso periodo, dopo un decennio di isolamento, fonda a Roma, prima in via Filangeri, poi in via Condotti, una scuola d’arte femminile che rimane attiva per circa cinquant’anni, formando diverse allieve, fra cui Titina de Filippo e Ornella de Cataldo.
Il suo linguaggio si allontana intanto in modo definitivo dalla Scuola Romana, in un percorso che, tra la fine degli anni Quaranta e la fine degli anni Cinquanta, la conduce verso una riflessione più ampia sulla condizione femminile: ai riferimenti a El Greco e Tintoretto si affiancano le lezioni di Picasso e Cézanne, insieme a suggestioni tratte dagli idoli arcaici del Neolitico. Prende corpo l’archetipo della Grande Madre, legato a maternità e abbondanza, spesso raffigurato in mezzo al mare dentro gusci primordiali.
Solo negli anni successivi, una volta elaborata la maternità, quell’iconografia lascia il posto alla donna sola, protagonista delle Figure Femminili Archetipiche: soggetti privi della presenza del bambino, accompagnati solo da elementi minimi, uno specchio, una sdraio, che ne definiscono il contesto senza intaccarne la centralità solitaria.
A metà degli anni Novanta lo stile compie un’ulteriore svolta verso l’essenzialità.
I tratti del volto scompaiono e le opere si riducono a forme quasi geometriche in cui restano, sparsi, pochi attributi del femminile come i capelli o, talvolta, un triangolo e una mela.
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
La mostra è visitabile dal 12 settembre al 1° novembre.
Gli orari fino al prossimo 30 settembre sono i seguenti:
- martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 16:00 alle ore 19:00;
- venerdì dalle ore 14:00 alle ore 19:00;
- sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 16:00 alle ore 19:00.
Gli orari invernali dal 1° ottobre sono i seguenti:
- martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 15:00 alle ore 18:00;
- venerdì, sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 15:00 alle ore 18:00.
L'evento è ad ingresso libero.
A chi è rivolto
L'evento è aperto a tutta la cittadinanza
Date e orari
22 set
27
set
Costo
L'evento è ad ingresso libero
Luogo
Punti di contatto
Ultimo aggiornamento: 3 settembre 2026, 11:13