Nel 1860, con l’ingresso delle Marche nel Regno d’Italia, Ancona assunse un
ruolo primario nella difesa del nuovo Stato.
Quale unico porto dell’Adriatico idoneo ad ospitare la flotta militare, la città
acquisiva un’importanza considerevole nello scacchiere militare nazionale.
Ancona fu proclamata “Piazzaforte di 1ª classe” e subito fu
avviato il potenziamento delle opere di difesa preesistenti e la progettazione
di nuove.
Il “Piano difensivo” della città fu predisposto secondo lo schema del “Campo trincerato”: una serie di postazioni fisse disposte ad un’adeguata distanza dall’obbiettivo in modo da arrestare le artiglierie nemiche fuori dalla gittata dei cannoni stessi. Attenendosi a questo schema, furono realizzate tre linee di difesa partendo da una distanza di circa 4.500 metri dal porto, ritenuta idonea a tenere lo scalo navale al riparo dai tiri d’artiglieria. Su un primo fronte furono costruiti i Forti Pezzotti, Lucarino, Montagnolo Torre e Montagnolo Chiesa, mentre su una seconda linea, più arretrata ma meglio difesa, furono realizzati i Forti Altavilla, Garibaldi e Scrima.
Una nuova cinta muraria urbana rappresentava la terza ed ultima difesa della
città dal lato di terra. Una serie di batterie poste lungo l’arco portuale e la
falesia di nord-est, rappresentavano la difesa del “Fronte a
mare”, così da contrastare eventuali attacchi di navi nemiche.
Partendo da ovest si incontravano: Batteria Savio, Batteria Porta Pia, Batteria
di S. Lucia, Batteria Dorica, Batteria S. Agostino, Batteria del Molo, Forte
Marano, Batterie S. Luigi e S. Augusto, Batteria del Semaforo, Batteria S.
Teresa superiore e inferiore, e infine le Batterie S. Giuseppe inferiore e
superiore.
Tutta questa serie di installazioni necessitava di un adeguato supporto
logistico a fronte di una presenza militare, in tempo di pace, di circa 6/7 mila
uomini, aumentabili fino a 50 mila in tempo di guerra, a cui bisognava dare
alloggio e sussistenza.
Per questa ragione e per motivi operativi furono realizzati immobili come la
caserma Villarey, l’Ospedale militare, laboratori per artificieri e per le
maestranze, magazzini d’artiglieria, due polveriere e altre strutture
secondarie.
Tutto questo, unito alle preesistenti installazioni militari pontificie, rese
Ancona una città prevalentemente militare. Questa trasformazione fu
principalmente opera del Colonnello Giuseppe Morando, Direttore del Genio
militare di Ancona, che progettò e diresse i lavori di tutti i cantieri
realizzando manufatti di pregio che sono quanto di meglio si possa trovare
nell’architettura militare ottocentesca in Italia.
L'INIZIATIVA AL MOMENTO E' SOSPESA E SARA' RIPROPOSTA A PARTIRE DAL PROSSIMO
MESE DI MARZO 2013
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telefono: 071 2071725
A cura del Settore Attività Culturali - Turismo
del Comune di Ancona
Settore Beni, Attività Culturali,
Biblioteche, Turismo
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