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pippo ciorra
responsabile seminario “villard d’ honnecourt”
Ancona è una città complessa e contraddittoria,
dominata dalla presenza "naturale" del mare e delle colline, e nello
stesso tempo occupata con discreta indifferenza da un tessuto
residenziale continuo, crescuto senza qualità né forma intorno ai
frammenti dei nuclei storici e all'espansione lineare - "da mare a mare"
- ottocentesca e novecentesca.
Bellissima nel suo patrimonio storico-ambientale, Ancona moderna è
infatti una città né bella né brutta, che da un lato consente ai suoi
abitanti un buon livello di servizi e un'alta qualità della vita, ma che
dall'altro rimane ancora esclusa, almeno in parte, dai benefici degli
innumerevoli flussi di interesse turistico, economico, culturale,
antropologico, sociale che ne sfiorano continuamente i margini.
A differenza dei suoi quartieri più centrali, che delineano una
condizione urbana piuttosto statica, gli outskirts anconetani
comprendono una serie di aree in continua trasformazione, sufficienti a
delineare un catalogo di tipologie problematiche molto vicine al cuore
del nostro tempo e del nostro spazio: un'area portuale in continua
crescita, un sistema di parchi urbani e territoriali a lungo trascurati,
lo sterminato terrain vague delle sue zone industriali interne ed
esterne, una delle sezioni più intense della "strada-mercato" che si
estende con sempre maggior continuità lungo la statale adriatica.
Due sembrano quindi le categorie di questioni su cui
bisogna lavorare per l'Ancona del futuro.
La prima ha a che fare con i "margini esterni" della città, luoghi
dell'attrito da un lato con il mare e i flussi concitati che
attraversano il porto e la costa e dall'altro con il fluire dinamico
della "città diffusa marchigiana" che invade e si sovrappone alle aree
produttive, ai quartieri residenziali più esterni, ai centri periferici
del commercio e dello svago.
La seconda ha invece a che fare con alcune enclaves strategiche disposte
all'interno del perimetro urbano consolidato: il recinto
dell'ex-ospedale Umberto I, l'area commerciale di piazza d'Armi, il
sedime riservato alle infrastrutture pesanti e mai utilizzato a Valle
Miano.
Dalla prima serie di temi emergono gli aspetti più
"globali" e ricorrenti della questione metropolitana in chiave
adriatica: la relazione tra i vecchi centri e la città contemporanea, i
problemi dell'accessibilità, la relazione col paesaggio e con le grandi
infrastrutture.
Occuparsi del waterfront urbano e delle aree interne vuol dire invece
avvicinarsi alla forma e al significato della natura profonda di Ancona.
L'identità della città, o delle città che si sono succedute e
stratificate nel tempo, si annida infatti in buona parte proprio lungo
la sua tormentata linea di costa, nel Lazzaretto e nel porto, nei dirupi
fragili e ostili del suo fronte settentrionale, nell'impianto neobarocco
delle scalinate del Passetto.
Soprattutto l'area di confine tra città e porto - l'Ancona più antica -
si presenta ancora oggi come un sistema urbano ipersensibile, sequenza
incessante di resti archeologici, manufatti monumentali e tessuti urbani
di pregio e di aree degradate o dismesse, zone industriali, lotti in
sconsolante attesa di sistemazione.
Lavorare sul futuro della città e sulla sua qualità
urbana allora vuol dire necesariamente concentrare molte energie e molta
attenzione su questa sequenza complessa di spazi urbani, consapevoli dei
valori storico-monumetali della città e del suo waterfront, da
preservare e valorizzare dal porto alla città, sul waterfront
storico-monumentale, che resiste comunque, e di quelli della città
contemporanea, ancora tutti da definire. |