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villard6 - i commenti : pippo ciorra


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pippo ciorra
responsabile seminario “villard d’ honnecourt”

Ancona è una città complessa e contraddittoria, dominata dalla presenza "naturale" del mare e delle colline, e nello stesso tempo occupata con discreta indifferenza da un tessuto residenziale continuo, crescuto senza qualità né forma intorno ai frammenti dei nuclei storici e all'espansione lineare - "da mare a mare" - ottocentesca e novecentesca.
Bellissima nel suo patrimonio storico-ambientale, Ancona moderna è infatti una città né bella né brutta, che da un lato consente ai suoi abitanti un buon livello di servizi e un'alta qualità della vita, ma che dall'altro rimane ancora esclusa, almeno in parte, dai benefici degli innumerevoli flussi di interesse turistico, economico, culturale, antropologico, sociale che ne sfiorano continuamente i margini.
A differenza dei suoi quartieri più centrali, che delineano una condizione urbana piuttosto statica, gli outskirts anconetani comprendono una serie di aree in continua trasformazione, sufficienti a delineare un catalogo di tipologie problematiche molto vicine al cuore del nostro tempo e del nostro spazio: un'area portuale in continua crescita, un sistema di parchi urbani e territoriali a lungo trascurati, lo sterminato terrain vague delle sue zone industriali interne ed esterne, una delle sezioni più intense della "strada-mercato" che si estende con sempre maggior continuità lungo la statale adriatica.

Due sembrano quindi le categorie di questioni su cui bisogna lavorare per l'Ancona del futuro.
La prima ha a che fare con i "margini esterni" della città, luoghi dell'attrito da un lato con il mare e i flussi concitati che attraversano il porto e la costa e dall'altro con il fluire dinamico della "città diffusa marchigiana" che invade e si sovrappone alle aree produttive, ai quartieri residenziali più esterni, ai centri periferici del commercio e dello svago.
La seconda ha invece a che fare con alcune enclaves strategiche disposte all'interno del perimetro urbano consolidato: il recinto dell'ex-ospedale Umberto I, l'area commerciale di piazza d'Armi, il sedime riservato alle infrastrutture pesanti e mai utilizzato a Valle Miano.

Dalla prima serie di temi emergono gli aspetti più "globali" e ricorrenti della questione metropolitana in chiave adriatica: la relazione tra i vecchi centri e la città contemporanea, i problemi dell'accessibilità, la relazione col paesaggio e con le grandi infrastrutture.
Occuparsi del waterfront urbano e delle aree interne vuol dire invece avvicinarsi alla forma e al significato della natura profonda di Ancona. L'identità della città, o delle città che si sono succedute e stratificate nel tempo, si annida infatti in buona parte proprio lungo la sua tormentata linea di costa, nel Lazzaretto e nel porto, nei dirupi fragili e ostili del suo fronte settentrionale, nell'impianto neobarocco delle scalinate del Passetto.
Soprattutto l'area di confine tra città e porto - l'Ancona più antica - si presenta ancora oggi come un sistema urbano ipersensibile, sequenza incessante di resti archeologici, manufatti monumentali e tessuti urbani di pregio e di aree degradate o dismesse, zone industriali, lotti in sconsolante attesa di sistemazione.

Lavorare sul futuro della città e sulla sua qualità urbana allora vuol dire necesariamente concentrare molte energie e molta attenzione su questa sequenza complessa di spazi urbani, consapevoli dei valori storico-monumetali della città e del suo waterfront, da preservare e valorizzare dal porto alla città, sul waterfront storico-monumentale, che resiste comunque, e di quelli della città contemporanea, ancora tutti da definire.