"Quando il Comune di Ancona mi ha proposto l'incarico della redazione del progetto preliminare di ristrutturazione del Deposito Derrate io, che da quasi 20 anni mi occupavo in varie forme di quest'area e che avevo sempre pensato ad una
destinazione pubblica dei vari edifici interni al parco
sono rimasto francamente perplesso.
I miei dubbi,
al di là di facili luoghi comuni,
si sono dissolti rapidamente
.
La destinazione d'uso ad albergo-foresteria
che mi sembra il nocciolo del dibattito in atto in città,
non la ritengo dannosa al parco stesso ma semmai utile
; il parco del Cardeto-Cappuccini infatti necessita di servizi in sinergia fra loro soprattutto in quella valle che è la più facilmente accessibile dalla città, quella cioè posta dietro l'Università di Economia e Commercio ed in linea d'aria a 100 metri da piazza Cavour.
Un'occasione insomma per far crescere un'economia del Parco che ne garantisca non solo la progettazione, la realizzazione, la gestione, il controllo sociale ma anche la sua manutenzione.
Il parco infatti è un sistema lineare verde che sta a cavallo fra il dorsoduro, "la schiena" della città storica ed il mare, notevolmente modellato nel tempo come fosse una grande scultura, con scavi, reinterri, volumi geometrici di terra, e continuamente accudito e preservato dai militari.
Il piano particolareggiato
, redatto pochi anni fa, ne
individuava
correttamente alcune vocazioni potenziali, di cui le principali,
quella archeologica verso il Duomo
,
quella naturalistica sul Cardeto
ed in mezzo appunto quella dei servizi al Parco composta da
spazi museali, espositivi, attività sociali e culturali
ed infine dal
campo degli Ebrei
.
Dentro questa logica
un albergo-foresteria può solo assolvere un ruolo positivo di supporto di queste attività
, di pubblicità al Parco stesso e di controllo del territorio.
I fortilizi, le batterie di puntamento, le mura difensive, le modellazioni difensive fatte di terre, prodotte dai militari, edifici religiosi, i campi santi di protestanti, ortodossi ed ebrei, i fari vecchio e nuovo ed il semaforo sono gli
elementi che rendono questa area unica
.
La crescita della vegetazione nell'epoca dell'abbandono ha prodotto un "bosco" che non ha caratteristica di macchia mediterranea ma che ha, pur sempre, un valore intrinseco anche se spesso risulta aggredito da piante infestanti o non autoctone.
Questo parco non è una potenziale riserva naturalistica
, come forse immaginato da qualcuno, come ben evidenziato da relazioni di autorevoli botanici,
ma il verde più recente può essere il collante dell'insieme delle situazioni diverse storiche
, archeologiche, architettoniche, paesaggistiche, che si presentano al fruitore.
Quale recupero, quindi all'interno di questa tipologia di parco urbano?
Il progetto di ristrutturazione del Deposito Derrate consiste in un'ipotesi di larga massima in cui si individua una
filosofia di intervento più che un'immagine architet
tonica che dovrà maturare o essere modificata sostanzialmente attraverso le fasi della progettazione definitiva ed esecutiva, interagendo anche con i punti di vista degli enti competenti e di tutela, infine attraverso convenzioni che concorreranno a determinarne, come sempre accade, la vera qualità finale.
L'edificio, utilizzato fino a pochi anni fa dalla Marina Militare, è caratterizzato da una pianta a navata unica con struttura in cemento armato, oggi in stato di fatiscenza ed abbandono.
Pur non essendo un edificio di pregio, denotandosi al suo esterno come mero contenitore senza qualità, fuoriscala e fuoriluogo, lo si può considerare interessante internamente e per il suo valore documentale di applicazione di una delle prime strutture in cemento armato con simile tipologia ad Ancona.
Per dimensioni, qualità ed impatto complessivo nel contesto ha sempre costituito un innegabile elemento negativo cosa evidente nelle viste che si possono ammirare dall'alto delle colline del parco stesso.
La ristrutturazione prevede la realizzazione di un edificio con funzione ricettiva (albergo-foresteria) di livello "tre stelle" quindi di fatto per una utenza media popolare, di circa 40 stanze senza ristorante.
Il progetto si basa su tre punti qualificanti:
-
minore impatto attraverso la riduzione della volumetria, l'alleggerimento dei fianchi ed l'arretramento del corpo di fabbrica,
-
migliore integrazione con materiali locali, giardino pensile ed altre soluzioni
-
mantenimento del carattere di contenitore architettonico in analogia ai manufatti limitrofi al fine di renderlo discontinuo dal tessuto edilizio residenziale tipico della città.
Questa struttura ricettiva
potrà utilizzare come parcheggio quello esistente di proprietà dell'Università di Economia e Commercio attraverso una
convenzione
evitando quindi l'afflusso di auto dentro il Parco, vantaggio non consentito da altre prospettate utilizzazioni dell'edificio da ristrutturare. "