L'idea è suggestiva e colpisce l'immaginazione di tutti, soprattutto quella dei componenti di un comitato spontaneo di cittadini residenti nelle vicinanze che si costituisce come "Comitato per il parco del Cardeto".
In seguito con il concretizzarsi dei primi accordi ufficiali tra le due autorità- Comune ed Università - emergono però i problemi pratici: l'esaltazione del ruolo del cortile si scontra con quelli della gestione di un polo universitario necessariamente ad accessibilità controllata .
Ma l'aspetto ancora più problematico è che un polo universitario è destinato a diventare attrattore di traffico e quindi bisogna attrezzare l'area con ampi spazi per la sosta.
Alla fine l'opzione, se non fosse che per una valutazione di una maggiore fattibilità/minore onerosità delle opere cade sulle aree del galoppatoio, già artificiali per morfologia; lì viene localizzato un grosso manufatto per la sosta degli autoveicoli.
L'insediamento viene quindi all'inizio marcato dalla necessità di una forte trasformazione urbana che modifica radicalmente anche la morfologia dei siti limitrofi e soprattutto modifica l'accessibilità dalla città alle aree retrostanti la caserma e quindi al parco urbano .
La scomparsa della strada di collegamento che costeggiava la caserma, ingoiata dalla grande trasformazione per la creazione del parcheggio seminterrato, crea la necessità di reinventare radicalmente l'accessibilità .
Anche in questo caso le alternative che vengono valutate sono due:
- miglioramento del percorso da via Cardeto
-
creazione di un nuovo accesso carrabile che da piazza Martelli guadagni, attraverso le pendici del colle Cardeto, le quote superiori della spina di servizi del parco, ubicata negli ex casermaggi.
Quest'ultima ipotesi è stata alla fine scartata valutandola come esaltazione negativa degli esiti della grande
trasformazione morfologica operata per la creazione del parcheggio
; al momento dell'adozione del piano attuativo di iniziativa comunale prevale la soluzione di accedere dal tracciato preesistente di Via Cardeto.
Nel frattempo gli accordi tra le due istituzioni -Comune ed Università- approdano alla stesura di protocolli d'intesa.
Ci si accorda per una retrocessione al Comune di aree di provenienza militare acquisite dall'Università; si tratta delle aree sulle pendici di monte Cardeto, di frustoli limitrofi all'infermeria quadrupedi in cambio del marciapiede sul fronte di piazza Martelli.
Viene soprattutto concordato un punto di grande importanza strategica per il funzionamento del parco e cioè la
possibilità di convenzionare l'uso -a servizio del parco- del parcheggio pertinenziale dell'Università,
per periodi settimanali e dell'anno in cui è meno forte la frequenza degli studenti alla struttura universitaria.
Nei protocolli successivi si affacciano anche le problematiche poste dalla ridestinazione del convento dei Cappuccini (caserma Stamura), nel frattempo acquisito dall'Università in uso, il quale, posto com'è sull'apice del colle, pone notevoli e delicati problemi nel definirne funzioni ed accessibilità pedonale e carrabile.
La ridestinazione di un complesso così importante avrebbe dovuto avere, secondo il piano particolareggiato, "caratteristiche di alta qualità, ma di basso impatto urbanistico".
Si profila alla fine tra le tante possibilità quella di sede per seminari e college interfacoltà.
La storia di questi ultimi anni che si è cercato di raccontare è come si è visto è più che altro una storia di
difficoltà nel trovare equilibri giusti che guidassero le importanti trasformazioni di questa parte di città.
La presenza dell'Università
nel parco
garantisce utenza costante alle attrezzature ed agli spazi pubblici
, garantisce
iniziative
e
funzioni complementari
(convegni, seminari, strutture espositive) che esaltano quelle previste nel parco, crea, in un momento di crisi degli investimenti strutturali pubblici ,condizioni più appetibili per l'iniziativa privata.
Garantisce infine alla scala dell'intero centro storico quel giusto
mix funzionale
per cui alle funzioni residenziali debbono essere sempre accompagnate funzioni terziarie pregiate.