Da Piazza D'Acquisto a Via Duranti

D'ACQUISTO Salvo (Piazza)
compresa tra Via Flavia e Via Russi - Quartiere Ponterosso
Nacque a Napoli nel 1920 e morì a Palidoro (Roma) nel 1943. Vicebrigadiere dei Carabinieri in servizio presso la stazione di Torre in Pietra, presso Palidoro. Dopo l'armistizio del 8 settembre 1943, un reparto tedesco, come rappresaglia per le perdite subite in seguito allo scoppio di una bomba, si disponeva a fucilare gli ostaggi. Il D'Acquisto si dichiarò unico responsabile dell'atto di sabotaggio al quale era invece estraneo. Venne fucilato, il 23 settembre 1943, mentre gli ostaggi furono lasciati in libertà. Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.

DA CHIO Giovanni (banchina)
dallo Scalo Vittorio Emanuele a Porta Pia -Rione Porto.
Canonico, eroe anconetano. Durante l'assedio portato da Federico Barbarossa verso il 1175 alla città di Ancona, per mare da parte della flotta veneziana e per terra dalle truppe di Cristiano da Magonza, entrambi alleati del Barbarossa, si verificò l'episodio riportato da Boncompagno da Signa. Mentre infuriavano i combattimenti nel porto, sfruttando le pessime condizioni meteorologiche, Giovanni da Chio si gettò in mare armato di una scure e riuscì a recidere le gomene della nave ammiraglia Totus Mundus.
Il fatto si tradusse in una vittoria degli anconetani contro gli assedianti. Il Senato fece murare nella torre del Fanò l'effigie del valoroso patriota.

DA SANGALLO Antonio (Piazza)
anticamente denominata Piazza del Forte, è situata tra Via Astagno, Via Cialdini, Via R. Sanzio - Rione Capodimonte.
Atto consiliare n. 261 del 16/5/60 Pref. n. 18395/2 del 8/8/60.
L'attuale intitolazione ricorda l'architetto della Cittadella, Antonio da Sangallo il Giovane, soprannome di A. Cordini, nato a Firenze nel 1483, morto a Roma nel 1546. La fortificazione, realizzata per disposizione di papa Clemente VII, iniziata nel 1532, fu completata nel 1543 sotto papa Paolo III. Questa piazza è presente in momenti importanti della storia della città. Gli Anziani andavano ad incontrare il Podestà eletto che veniva ad assumere il potere. Nel 1414 Galeazzo Malatesta tentò di entrare in città con un attacco notturno, fu respinto e ritornò a Rimini sconfitto. Dopo Clemente VII altri Papi entrarono in città per la Porta di Capodimonte. Pio VI vista la ripidità della salita, ordinò nel 1783 la costruzione di una nuova strada, l'attuale Via Marconi. La costruzione della Rocca Sangallesca comportò la demolizione di antichi complessi monastici come il monastero dello Spirito Santo, quello di S. Caterina, quello degli Eremitani di S. Agostino e quello dei Girolomini.

DA VINCI LEONARDO (Viale)
da Piazzale Romita a Piazza Galilei - Rione Collemarino.
Atto consiliare n. 261 del 16/5/60 Pref. n. 18395/2 del 8/8/60.
Leonardo nasce nel 1452 a Vinci, un piccolo borgo agricolo in Toscana. È il figlio non legiptimo di Ser Piero da Vinci, importante notaio, e di Caterina, giovane e bellissima contadina.
Ser Piero non la sposa, ma accoglie Leonardo nella sua casa. Cinque anni più tardi Caterina lascia Vinci. Per Leonardo è un dramma, una ferita insanabile; da quel momento, le donne diventano per lui un mistero dal quale tenersi lontano. Il Vasari, biografo degli artisti del Rinascimento, lo descrive come un ragazzo svogliato a scuola, il classico alunno difficile, che non sopporta il latino e la matematica. A diciassette anni segue il padre, che si trasferisce a Firenze per affari. Essendo figlio illegittimo, non può dedicarsi anche lui alla carriera di notaio: diventa artista, un mestiere ritenuto di seconda categoria. Entra nella bottega del Verrocchio, il più importante artista toscano del tempo. Impara la pittura, la scultura, la fusione del bronzo, la costruzione di strumenti musicali. Conosce artisti straordinari, come il Botticelli e il Perugino. Leonardo diventa rapidamente famoso: è un giovane bellissimo, omosessuale ed eccentrico; non mangia carne, e si diverte a vestire di rosa, l'ultima moda a Firenze. Stanco di essere considerato soltanto un pittore, nel 1482 cambia vita: lascia Firenze per Milano. Si propone a Ludovico il Moro, il pragmatico duca della città lombarda, come esperto di arti militari e ingegnere. A Leonardo è garantita ospitalità e uno stipendio fisso, rimane a Milano per diciassette anni, ha una casa nella via che oggi si chiama Corso Magenta e lavora al Cenacolo. Dipinge anche la Vergine delle Rocce, la Dama con l'ermellino, il Ritratto del Musico. Poche cose per un periodo così lungo, ma Leonardo è concentrato su centinaia di altre cose, la scavatrice, la camera oscura, le lampade a riflettore, il salvagente, persino due pattini per camminare sull'acqua.
Studia nuove armi, si occupa di idraulica, del moto delle acque, del volo degli uccelli. Gli studiosi del tempo non lo prendono sul serio, lo definiscono Homo senza lettere, gli rinfacciano di non conoscere il latino e la matematica. Nel 1500 lo troviamo a Venezia: progetta un ardito piano di difesa (e un sommergibile) contro la temutissima invasione turca. Nel 1502 è con Cesare Borgia: per lui è architetto, scrittore e anche ingegnere generale. Progetta macchine da difesa e da offesa. Poi, dopo più di vent'anni torna a Firenze. Nel 1513, a sessant'anni, parte ancora per Roma dove è stato nominato un papa fiorentino, Leone X, che non lo ama: è un periodo triste e oscuro. Deriso e in odore di eresia, nel 1517 si trasferisce in Francia, ad Amboise, alla corte di Francesco I. Continuerà a dedicarsi ai suoi studi di matematica e d'idraulica. Il 2 maggio 1519 muore: lascia quel che possiede in eredità all'amico e discepolo Francesco
Melzi. Sono soprattutto disegni, riflessioni, i progetti di un'intera vita di ricerca. Leonardo è l'uomo delle contraddizioni estreme, la sua personalità rimane un enigma, proprio come il sorriso della Gioconda. Purtroppo il Rinascimento non concesse il meritato spazio alle sue scoperte: era un'epoca che non conosceva ancora una ricerca scientifica libera da dogmi e pregiudizi. Molte delle sue invenzioni rimasero, infatti, semplici idee fissate su pezzi di carta.

DALMAZIA (Via)
da Via Marconi a Via Pesaro - Rione Piano S. Lazzaro.
La denominazione ricorda la terra, che fu italiana, costituita dalla fascia costiera che si stende dal Golfo del Quarnaro alla foce della Boiana e dalle isole che numerose seguono la costa. Il patto di Londra del 1915, fra l'Italia e gli Alleati, assegnò parte della Dalmazia all'Italia, ma il trattato di Rapallo fra l'Italia e la Jugoslavia del 1920 lasciava la Dalmazia a quest'ultima ad eccezione di Zara e le isole di Lagosta, Cazza e gli isolotti vicini. Dopo l'occupazione italo-tedesca della Jugoslavia, nell'aprile 1941, il trattato italo-croato di Roma del 18 maggio 1941 assegnava all'Italia tutta la striscia costiera fino a Spalato, ma prima della fine della guerra tutta la Dalmazia fu occupata dalla Jugoslavia di Tito.

DE BOSIS Lauro (Via)
da Via Piave a Piazza Don Minzioni - Rione Vittoria. Anticamente era denominata Via F. Crispi.
Scrittore, nacque a Roma nel 1901 e morì nel mare di Corsica nel 1931. Studioso dei classici, tradusse l'Edipo re (1924), l'Antigone (1927) di Sofocle, il Prometeo incatenato (1930) di Eschilo.
Trasferitosi negli U.S.A. fu (1928-30) segretario dell'Italy-America Society di New York. Curò varie traduzioni dall'inglese, tra cui Il ramo d'oro (1925) di J. F. Frazer, ma il suo maggior lavoro letterario resta un dramma in versi, Icaro. Fu membro importante di un'attiva organizzazione antifascista, l'alleanza nazionale orientata in senso monarchico-conservatore; scoperti i suoi compagni, partì con un aereo da Marsiglia il 3 ottobre 1931 e gettò su Roma manifestini che incitavano il re d'Italia a liberarsi dal fascismo, ma nel viaggio di ritorno scomparve in mare presso la Corsica. Nell'Histoire de ma mort ha lasciato il suo testamento spirituale.

DE DOMINICIS Gino (Via)
inizia da Via A. Amurri e dopo una doppia curva ritorna su se stessa.
Delibera n. 323 del 18 maggio 2000.
Figlio di un antiquario nacque ad Ancona il 1° aprile 1947 e morì a Roma il 19 novembre 1998. Provocò polemiche per aver collocato un giovane, sofferente della sindrome di Down, nella sua installazione alla Biennale di Venezia del 1972. Lo scandalo provocò la chiusura della manifestazione. Durante la sua carriera artistica ricca di provocazioni ebbe numerosi scontri con i critici. De Dominicis riuscì a scandalizzare anche il pubblico con opere come il Cubo o la Piramide invisibile, come la Mozzarella in carrozza (rappresentata con una vera mozzarella in una vera carrozza) o come lo Zodiaco con veri animali (bue, leone ecc.). Il critico Enzo Di Martino ricorda lo scomparso come un artista fuori da qualsiasi raggruppamento, deliberatamente al di fuori di qualunque schema formale, distaccato dalle mode e dalla critica; difficile fermarlo in un'immagine e perfino coinvolgerlo nel progetto di una mostra nella sua città natale, che, infatti, non si è mai fatta. Inoltre l'artista ha lasciato scritto che, alla sua morte, non voleva che i suoi amici si perdessero in commemorazioni.

DE GASPERI Alcide (Via)
da Piazzale Italia a Piazzale Europa - Rione Archi, Montirozzo.
Atto consiliare n. 252 del1/8/58 Pref. n. 27617/2 del 20/8/59.
Statista, nacque a Pieve Tesino (Trento) nel 1881 e morì a Sella di Valsugana nel 1954. Studiò lettere a Vienna; laureatosi, militò nel 1905 nell'Unione Politica popolare; in seguito, direttore del giornale Il Trentino, difese l'italianità culturale. Deputato del collegio di Fiemme nel 1911. Il 25 ottobre 1918, proclamò la volontà delle popolazioni trentine di essere annesse all'Italia. Dopo l'annessione, fu deputato alla Camera (1921). Ostile al fascismo fu condannato a quattro anni di carcere per antifascismo. In seguito fu impiegato nella Biblioteca Vaticana Riorganizzò, durante la Resistenza, il Partito popolare con il nome di Democrazia Cristiana; fu poi ministro degli Esteri nel secondo gabinetto di Bonomi e in quello di Parri. In seguito fu ininterrottamente presidente del Consiglio fino all'agosto del 1953, governando dapprima insieme con i socialisti e con i comunisti e poi, dopo il 31 maggio 1947, con la partecipazione soltanto dei partiti di centro. Di particolare significato rimane l'opera svolta da De Gasperi per la ricostruzione del paese dalle rovine della guerra. La sua politica estera fu inoltre risolutamente tesa all'inserimento dell'Italia nell'ambito dell'Alleanza Atlantica per la realizzazione dell'Europa unita.

DELLA PERGOLA Raffaele (Via)
da Via S. Margherita a Via del Conero - Rione Passetto, Pietralacroce.
Atto consiliare n. 232 del 19/5/64 Pref. n. 38684/3 del 2/12/64.
Raffaele della Pergola (1879 - 1925) esimio medico primo presidente della Società di Educazione Fisica Stamura dal 1907-1925. Egli intese la carica di presidente di una società sportiva come un dovere civile e professionale; comprese la grande importanza delle sane manifestazioni sportive sugli effetti dell'elevazione fisica e morale della gioventù. La prima manifestazione organizzata dalla Stamura, sotto la sua Presidenza, fu il Concorso Ginnastico Nazionale svoltosi in Ancona nel 1910 durante i festeggiamenti per il 50° anniversario della liberazione delle Marche. Egli abbandonò poi totalmente la vita politica, che pure gli aveva procurato la soddisfazione di sedere in Consiglio comunale e Provinciale e dedicò tutto se stesso alla nuova missione. Non bisogna dimenticare, oltre il suo fervore di apostolo dell'educazione fisica, la gran bontà che animò tutta la sua vita. Non lo dimenticheranno gli umili e i popolani dei rioni Cardeto e Montebello che avevano imparato a conoscerlo ed amarlo fin da quando egli correva al capezzale dei loro ammalati e con loro s'intratteneva con fervore di scienziato e con l'affettuosità dell'amico. Il 27 luglio alle ore sette, dopo essere passato nella Farmacia Fabbri in Piazza Roma, nello chalet della Stamura si sparò al cuore. Sulle cause del tragico gesto ci furono parecchie versioni, non esclusa quella di forti impegni finanziari. Egli era stato colto, nei giorni precedenti, da vivo sconforto e da forte depressione nervosa; la causa principale deve ricercarsi in queste sue condizioni di spirito.

DI BIAGIO Oddo (Via)
da Via Goito a Via Fanti - Rione S. Pietro.
Atto consiliare n. 261 del 16/5/60 Pref. n. 18395/2 del 8/8/60.
Oddo di Biagio (1330 - 1392) cronista, autore della cronica Della destructione del cassero anconitano. Fu esimio dottore in legge e notaio. Appartiene alla famiglia degli Antiqui, venuti da Firenze in Ancona. Ambasciatore della repubblica Anconitana presso Urbano V al suo rientro da Avignone (1367), Podestà di Ancona (1373), di Sirolo (1378), Anziano della municipalità di Ancona (1380), Notaio della Dogana di Ancona ed ufficiale delle mura (1391). Dopo aver retto la carica di regolatore del Consiglio, fu preposto alla riforma degli statuti anconitani ed al riassestamento delle finanze della Repubblica (1391). Morì, con ogni probabilità, nel 1392 non trovandosi più il suo nome negli atti posteriori. Aperta nel dopoguerra (fine anni '50) per collegare la Strada di Largo Belvedere all'ultimo tratto del Vicolo dello Stelluto.

DI COCCO Alfredo (Via)
da Via Rismondo a Via Panoramica - Rione Adriatico.
Atto consiliare n. 261 del 16/5/60 Pref. n. 18395/2 del 8/8/60.
Alfredo di Cocco, Medaglia d'Oro al Valore Militare, nato a Popoli il 1 giugno 1885 visse l'adolescenza ad Ancona dove il padre era funzionario delle ferrovie. Vi compì gli studi classici ed invece di avviarsi ad una libera professione preferì la carriera delle armi. Affetto da notevole strabismo decise di operarsi alla Clinica Oculistica Universitaria di Bologna, senza anestesia, per essere ammesso all'Accademia Militare di Torino. Chiese di andare in Libia, dove combatté ad Ettangi. Rimpatriato e promosso capitano, passò al 5° reggimento artiglieria da fortezza. Nell'aprile 1916, andò in Valsugana con la 14a batteria d'assalto. Il suo gran desiderio era di essere trasferito nelle batterie che combattevano più vicine al nemico. Questo suo desiderio fu appagato nell'agosto 1916. Nei mesi seguenti, grazie al suo coraggio, guadagnò più di una medaglia al valore militare. Il 18 novembre 1917, dopo aver perso tutti i suoi pezzi e quasi tutti i suoi artiglieri, si gettò contro il nemico armato solo della baionetta e cadde fulminato da una mitragliatrice.

DI TULLIO Osvaldo (Via)
Da Via Marchetti a Via Marchetti. Zona Montirozzo.
Delibera n. 323 del 18/ /5/2000.
Nato il 15 maggio 1908, morto in Ancona il 9 febbraio 1978. D'origine abruzzese, era cittadino anconitano da circa 50 anni. Entrò nel giornalismo nel 1930, lavorando per lunghi anni al quotidiano della città (prima L'Ordine poi La Voce Adriatica). Lavoratore instancabile, esempio di attaccamento alla professione e alla famiglia, presidente per molti anni della sezione marchigiana dell'Associazione Stampa Emilia Romagna - Marche, fu nominato per i suoi meriti Cavaliere Ufficiale della Repubblica. Autore di numeri unici, Ancona nella bufera, Ancona sotto i bombardamenti, è stato collaboratore e corrispondente per decenni del Corriere
della Sera, del Messaggero, dell'Agenzia Ansa, Reuter, della Domenica del corriere, di Orizzonti e della settimana INCOM.

DI VITTORIO Giuseppe (Via)
inizia dall'incrocio di Via Zuccarini e Via Buozzi e dopo un ampio giro termina su Via Zuccarini - Zona Baraccola.
Deliberazione consiliare n. 527 del 5/4/1982.
Uomo politico e organizzatore sindacale (Cerignola 1892 - Lecce 1957). Sindacalista dal 1911, aderì al partito socialista e, nel 1913, divenne membro del Comitato centrale dell'Unione sindacale italiana. Partecipò alla prima guerra mondiale come seguace dell'interventismo rivoluzionario. Dopo il conflitto fu attivo protagonista del sindacalismo pugliese a Cerignola e a Bari. Deputato socialista (1921), fu tra gli organizzatori delle formazioni antifasciste degli arditi del popolo. Nel 1923 aderì al partito comunista, per il quale fu eletto deputato (1924). Arrestato nel 1925, fu condannato dal tribunale speciale a dodici anni di carcere ma riuscì a fuggire in
Francia, dove rappresentò la confederazione generale del lavoro italiana all'internazionale dei sindacati rossi; poi fu organizzatore di brigate internazionali delle guerre civile spagnola. Fu arrestato dai tedeschi (1941) e consegnato al governo fascista che lo confinò all'isola di Ventotene. Liberato nel luglio 1943 si impegnò nella resistenza. Nel 1945 divenne segretario generale della CGIL. Dal 1949 fu presidente della Federazione sindacale mondiale.

DIAZ Armando (Piazza)
è compresa tra il Viale della Vittoria, Via Filzi, Via Trento, Via Battisti - Rione Vittoria.
Maresciallo d'Italia (Napoli 1861 - Roma 1928) nel 1912 durante la guerra libica, comandante di un reggimento, si distinse a Zanzur; rimpatriato, fu segretario del generale A. Pollio, capo dell'esercito di S.M., e tale rimase con L. Cadorna dopo la morte di A. Pollio (1914). Scoppiata la prima guerra mondiale, nel 1917 diresse con perizia il 33° corpo d'armata sul Carso; l'8 novembre 1917, dopo la battaglia di Caporetto e il ripiegamento italiano, sostituì il Cadorna e superò con successo la fase di stabilizzazione sulla linea Grappa-Piave. Seppe affrontare con successo l'urto offensivo austriaco nel giugno 1918 e quindi dar vita all'offensiva finale italiana del 24 ott. - 3 nov. 1918. Senatore dal febbraio 1918, ministro della Guerra nel primo gabinetto Mussolini, maresciallo d'Italia nel 1924.
La piazza, costruita con il Quartiere Adriatico (PRG di ampliamento 1914 - 1918), è stata recentemente ristrutturata modificando sostanzialmente il suo impianto originale.

DOGANA (Largo)
da Piazza S. Maria a Lungomare Vanvitelli - Rione Porto.
(Dall'arabo diwan, prop. registro, ufficio). L'ufficio preposto al controllo delle merci che attraversano, per entrare o per uscire, il confine dello Stato. Il luogo dove tale controllo è esercitato. L'imposta riscossa dall'ufficio della dogana.
Demoliti, per gli eventi bellici del 1943-44, gli antichi edifici che fiancheggiavano sia la strada sia la portella, rimane solo questa a documentare il passato. La portella, prima chiamata della dogana, poi di S. Maria, è stata restaurata.
Largo Dogana è stato realizzato nel dopoguerra a seguito delle demolizioni; corrisponde all'inizio della Via Saffi e dei palazzi adiacenti (tra Via Saffi e Via Sottomare).

DONATORI DI SANGUE (Largo)
area adiacente l'Istituto Tecnico Commerciale Mercantile B. Stracca e delimitata dalle vie Curtatone e Montebello.
Il nome è stato dato per ricordare tutte le persone che con la loro disponibilità aiutano a salvare innumerevoli vite.

DUOMO (Piazzale del)
antistante la Cattedrale di S. Ciriaco, alla fine di Via Giovanni XXIII - Rione Porto.
Il Duomo, dedicato a S. Ciriaco, è il massimo monumento di Ancona e una delle chiese medioevali più interessanti delle Marche. È un armonioso e articolato organismo romanico a croce greca, con influenze bizantine ed elementi gotici, che riflettono il lungo periodo di costruzione durato dal sec. XI al XIII. S. Ciriaco sorge sopra un basamento di un tempio di tipo italico eretto nel II sec. a.C. e probabilmente dedicato ad Afrodite Euplea, protettrice della navigazione, di cui restano parti delle fondazioni. Nel 1883 iniziarono i restauri per riportare la chiesa alle forme primitive. All'alba del 24 maggio 1915, come primo atto di ostilità della guerra italo-austriaca, la flotta nemica bombardò il monumento. Purtroppo i bombardamenti aerei della guerra 1940-45 devastarono nuovamente l'edificio. I restauri hanno ridato al tempio le sue linee austere ed eleganti. Ma altri gravi danni furono inferti dal terremoto del 1972 al monumento, che dopo delicati restauri e lavori di consolidamento fu riaperto al culto e ai visitatori nell'autunno del 1977.

DURANTI Lamberto (Via)
da Via Panoramica a Via A. Di Cocco - Rione Adriatico.
Lamberto Duranti (1890-1915) caduto alle Argonne. Attivissimo giornalista di fede repubblicana, ricoprì la carica di segretario in organizzazioni operaie e politiche e, di temperamento avventuroso, accorse in Sicilia dopo la catastrofe sismica del 1908, fu volontario garibaldino in Albania nel 1911 e nel 1912 partecipò alla guerra greco-turca. Allo scoppio della 1a guerra mondiale nel 1914 accorse in Francia e fu arruolato nel Corpo volontari italiani garibaldini. Il 5 gennaio 1915 all'attacco di Courtes Chausses fu colpito al cuore e morì nella trincea di Four de Paris.

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