Stagione Opera Balletto Recital: La Traviata
Dal 29 febbraio al 5 marzo 2008 al Teatro delle Muse va in scena l'opera di Giuseppe Verdi

LA TRAVIATA

Teatro delle Muse
Venerdì 29 febbraio 2008 ore 20.30
Domenica 2 marzo 2008 ore 16.00 
martedì  4 ore 2008 ore 20.30 
mercoledì 5 marzo 2008 ore 20.30

Interpreti principali:
Mariella Devia, Nicoleta Ardelean, Saimir Pirgu, Antonio Gandia, Luca Salsi, Giuseppe Altomare

Melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi
Su libretto di Francesco Maria Piave
dal dramma La Dame aux Camélias di Alexandre Dumas figlio
Prima rappresentazione Venezia, Teatro La Fenice, 6 marzo 1853

Personaggi:
Violetta Valéry (S)
Flora Bervoix, sua amica (Ms)
Annina, cameriera di Violetta (S)
Alfredo Germont (T)
Giorgio Germont, suo padre (Bar)
Gastone, visconte di Letorières (T)
Il barone Douphol, protettore di Violetta (Bar)
Il marchese D'Obigny, amico di Flora (B)
Il dottor Grenville (B)
Giuseppe, servo di Violetta (T)
Un domestico di Flora (B)
Un commissionario (B)
Signore e signori amici di Violetta e Flora
Mattadori 
Piccadori
Zingare
Serve di Violetta e di Flora
Maschere

TRAMA:
Atto primo. Un'affiatata compagnia di gaudenti aristocratici e compiacenti damigelle si è riunita per trascorrere l'ennesima notte di piaceri. Novizio, e un po' disorientato fra tanto vortice di parole e di musica, è Alfredo Germont, fattosi introdurre dall'amico Gastone col deliberato proposito di conoscere personalmente la padrona di casa, oggetto di segreta passione. Violetta si fa celia di tante attenzioni, e per sdrammatizzare la scena propone un brindisi collettivo ("Libiam ne' lieti calici"). La festa prosegue: nel salone contiguo si aprono le danze; gli invitati accorrono, ma un accesso di tosse frena l'uscita di Violetta, che si trattiene assistita da Alfredo. Alle profferte amorose dell'uno si mescolano le ricuse divertite dell'altra, che a un uomo non può promettere altro che amicizia. I due si danno appuntamento per il giorno seguente. È ormai l'alba e Violetta, rimasta sola, medita turbata sull'effetto sortito in lei dalle parole di Alfredo: che sia forse giunto il giorno del suo primo vero amore? No di certo, il destino di Violetta è ben altro: continuare nella sua condizione di gaudente indipendenza sociale.

Atto secondo. La tela sia apre su una casa di campagna presso Parigi, ci rivela contro ogni aspettativa un Alfredo perfettamente inserito in un tranquillo ménage di coppia con la donna. La servetta Annina, testé giunta da Parigi, rivela di esservi stata inviata dalla padrona - privata ormai delle munifiche elargizioni di tanti protettori - per alienare i beni restanti e finanziare così la nuova esistenza. Alfredo non ci sta: corre a Parigi per cercare una soluzione adeguata. Ignara di tutto, rientra Violetta ed ecco piombare inatteso il padre d'Alfredo che chiede alla donna una netta recisione della convivenza peccaminosa: il futuro genero, già sul punto di sposare la sorella di Alfredo, venuto a conoscenza dell'onta che grava sulla famiglia Germont, minaccia l'abbandono della giovane. Violetta, in una disperata requisitoria, oppone tutto il suo autentico e disinteressato amore per Alfredo, ma il vecchio Germont è irremovibile nel suo cinismo. Votata al martirio, la donna cede e l'accordo è presto fatto. Inutile dire ad Alfredo che l'amore è finito: non lo crederà; sarà piuttosto Violetta a lasciarlo, dietro la promessa che alla sua morte, la verità venga rivelata all'amato. Rimasta sola, Violetta si appresta a scrivere la lettera mendace per Alfredo; da questi sorpresa, scoppia in un'eccitazione crescente, che culmina nella più straziante richiesta d'amore della storia dell'opera ("Amami Alfredo, amami quant'io t'amo"). Violetta fugge verso Parigi; la lettera viene recapitata all'amato pochi minuti dopo: questi l'apre, la legge e cade disperato fra le braccia del padre, rimasto opportunamente in agguato per cogliere l'attimo più propizio alla riconquista del figlio. Alfredo si stacca adirato dall'abbraccio paterno e tutto intento a scoprire chi possa essere la causa dell'improvviso voltafaccia di Violetta (forse il barone Douphol?) nota un foglio abbandonato sul tavolo: l'invito per la sera stessa al solito festino gaudente; è lì che l'offesa verrà vendicata. Repentino il cambio di scena, ed eccoci al centro di un ballo mascherato. Ecco giungere Violetta, accompagnata dal barone Douphol. La donna fa chiamare a sé Alfredo. Il dialogo è impossibile: lei si vede costretta a mentire dicendo di amare Douphol, pur di non svelare il vero, e lui, chiamati i presenti a raccolta, denuncia pubblicamente la di lei condotta, gettandole ai piedi una borsa di danaro in segno di pagamento per il periodo trascorso insieme. La situazione precipita nel concertato finale, aperto dall'ingresso inatteso di Germont padre che, invece di giustificare il comportamento della donna svelando la verità, continua le sue querimonie contro il comportamento indecoroso del figlio cui si accodano le espressioni di rimorso di Alfredo, le dolenti rimostranze di Violetta, i moti compassionevoli di tutti gli astanti.

Atto terzo . Ed eccoci alla conclusione. La tisi ha ormai condotto l'eroina sul letto di morte. Unica consolazione in tanta solitudine è una lettera che la donna ha ricevuto da Giorgio Germont: l'informa della partenza di Alfredo dalla Francia; ragguagliato finalmente dal padre sulla verità degli eventi, sta ora facendo rapido ritorno per farsi perdonare dall'amata. Purtroppo è ormai tardi: Violetta rilegge lo scritto per l'ennesima volta, e ancor non giunge alcuno, mentre le forze la abbandonano giorno dopo giorno. Ma ecco Annina entrare tutta eccitata nella stanza: Alfredo è arrivato, e corre fra le braccia di Violetta per l'immancabile duetto. Violetta vorrebbe uscire (tempo di mezzo), correre in chiesa per ringraziare Iddio della nuova gioia, ma le forze non la reggono più: si chiami pure il medico, ma se non riesce a salvarla il tanto sospirato ritorno di Alfredo, nessun altro lo potrà in terra. Anche Giorgio Germont sopraggiunge per l'ultimo conforto: le voci si uniscono nel concertato finale avviato dalla protagonista (Largo "Prendi; quest'è l'immagine / De' miei passati giorni"), cui seguono i soli pochi istanti di apparente vigore che sogliono cogliere i malati di tisi, prima del crollo definitivo. Vana illusione: Violetta cade esanime.

Quando

22/02/2008
-
05/03/2008

Dove

Teatro delle Muse

Biglietti:
Biglietteria Teatro delle Muse
tel 071 52525
da martedì al sabato dalle 10 alle 17 (orario continuato)
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