Il Piano d'Azione Locale
di Emilio D'Alessio - Assessore Ambiente e Qualità della Vita - Comune di Ancona
Il Piano di Azione rappresenta la conclusione della prima parte del percorso dell'Agenda 21 della città di Ancona. La diffusione delle pratiche di Agenda 21 locale continua a più di dieci anni dal vertice mondiale ONU di Rio de Janeiro del 1992, che si concluse con la sottoscrizione di un documento da parte di oltre cento governi del pianeta. Il documento si chiamava appunto Agenda 21 e aveva l'ambizione di elencare le priorità e le emergenze della Terra, oltre ad indicare i modi e gli strumenti per agire con successo. In pratica una specie di lista delle cose da fare - con urgenza - nel XXI secolo.
Un capitolo del documento si concentra sulle azioni da mettere in pratica a livello di comunità locale, rivolgendosi in primo luogo alle città. Di là delle decisioni e degli indirizzi dei governi nazionali il ruolo delle singole città può essere molto importante. La ricerca di un modello di sviluppo coerente e armonico passa attraverso scelte ragionate e condivise, in cui i cittadini e le organizzazioni sono chiamati a partecipare direttamente. Sembra una banalità, ma spesso la realtà amministrativa è molto diversa, con decisioni che vengono prese nelle stanze dei palazzi di governo e imposte dall'alto in un rigido meccanismo che chiameremo DAD (Decidi-Annuncia-Difendi). Questo modo di fare complica enormemente le cose, perché contrappone le amministrazioni alle comunità, aumenta la sfiducia dei cittadini e obbliga alla rincorsa di un consenso a posteriori che si raggiunge di rado, e con grande difficoltà. L'Agenda 21 Locale vuole ribaltare questo modo di fare, coinvolgendo nelle analisi e nelle scelte tutti gli elementi attivi della comunità.
Ci possono essere modi diversi di fare Agenda 21 locale e molto dipende ovviamente dal contesto in cui si interviene. Nei paesi poveri e in via di sviluppo le priorità sono diverse dalle nostre e riuscire a garantire i diritti fondamentali è già un successo.Ancona è una città europea, quindi fa parte di quella porzione di pianeta ancora minoritaria in cui la democrazia è matura, il benessere è diffuso e le criticità sono meno tragiche ma forse più complesse.Tanto per restare sull'attualità noi europei diamo alle nostre mucche uno stipendio mensile di circa 60 Euro in sussidi agricoli, mentre un abitante dell'Africa in media ha a disposizione una ventina di Euro al mese per vivere. Un miliardo di persone del pianeta non ha acqua corrente e in Italia si aprono ogni settimana milioni di bottiglie di acqua minerale. Contraddizioni come questa devono farci riflettere sui nostri privilegi e sulla necessità di scegliere con oculatezza le strategie di sviluppo.
La versione europea dei risultati del vertice di Rio fu definita nel 1994 ad Aalborg in Danimarca, dove si svolse la prima conferenza delle città sostenibili. La carta di Aalborg, definita in quell'occasione, rappresenta il documento fondamentale per le città europee del terzo millennio. Fino ad oggi la carta di Aalborg è stata sottoscritta da circa 2.200 governi locali d'Europa (Ancona lo ha fatto nel 1999).
Naturalmente anche in Europa le differenze ci sono, eccome. Nei paesi nordici c'è una maggiore fiducia nei confronti delle istituzioni e i cittadini vivono con partecipazione il senso di appartenenza alla comunità. Noi mediterranei siamo più individualisti e pigri, tendenzialmente diffidenti e ostili alle strutture di governo, ad ogni livello. Logico quindi che la pratica di Agenda 21 Locale si sia diffusa prima nel nord Europa per approdare in Italia solo pochi anni fa. Un piccolo gruppo di pionieri (tra cui la città di Ancona) ha fondato una associazione di governi locali in cui raccogliere, confrontare e discutere le strategie di Agenda 21. Oggi l'associazione ha più di trecento iscritti e rappresenta un caso unico in Europa di rete nazionale. Nelle Marche l'esempio di Ancona è stato seguito da molte altre città, anche grazie a una politica di sostegno regionale. La Spagna sta attraversando una fase simile a quella italiana e anche in Grecia le cose si stanno muovendo. L'ingresso di dieci nuovi paesi membri dell'Unione Europea sposterà l'asse di Agenda 21 ancora di più verso sud-est.
La sensazione diffusa è che se le città lavorano in rete, coordinandosi e confrontandosi, possono fare molto. Ecco perché Ancona crede molto nelle alleanze e nei rapporti di amicizia anche oltre i confini nazionali. Il Forum delle Città dell'Adriatico è nato proprio qui nel 1999 e in pochi anni si è consolidato fino a comprendere praticamente tutte le maggiori città costiere delle sette nazioni adriatiche. Dal Forum è nato il progetto Adriatic Action Plan, promosso dalla città di Ancona e finanziato dall'Unione Europea, che punta a un modello di sviluppo condiviso e sostenibile per tutta la regione adriatica.
La qualità della vita si misura anche dal buon governo e dalla capacità di chi amministra di rendere tutto semplice e comprensibile, usando bene i canali di informazione e stimolando i cittadini e le categorie a partecipare e a decidere. Partecipare non è una cosa facile come può sembrare, specialmente all'inizio. Le persone sono diffidenti, non sono abituate ad essere consultate. Anche perché criticare è in realtà molto più facile che fare proposte. Uno dei compiti principali del forum è stato proprio quello di rovesciare l'approccio verso le "cose pubbliche". Ci siamo riusciti abbastanza bene con la città, molto meno con l'apparato comunale, che non ha sentito molto il desiderio di partecipare.
Del resto non è un segreto che le Agende 21 che si fanno in realtà sono due, una esterna e una interna all'amministrazione. E questa seconda è sempre la più difficile. Entrando nel merito delle proposte del Piano di Azione non è difficile capire cosa è al centro dei pensieri anconetani. Sono due temi ricorrenti: uno è un desiderio (il recupero del rapporto con il mare), l'altro è un problema (il traffico e la mobilità).
Le proposte, gli argomenti e le discussioni centrate sul rapporto tra città e porto, tra mare e territorio sono molte. Dimostrano la centralità della questione per molti degli abitanti di Ancona, che si sentono in qualche modo privati di una specie di diritto.Traffico e mobilità sono invece la spina nel fianco di una città condannata dalla sua stessa forma ad una pressione molto forte e difficile da gestire. Le idee e le proposte del forum sono molte ed interessanti, spesso innovative e generalmente molto ambiziose. Si parla ad esempio di ridurre di un terzo il traffico privato e di raddoppiare quello dei mezzi pubblici, mentre la realtà dimostra che la tendenza non è certo quella di rinunciare alle auto private. In questo settore ci piacerebbe che il forum facesse in qualche modo tendenza, anticipando una necessaria , piccola rivoluzione.
Tra le idee del Piano di Azione restano in secondo piano le questioni legate alla coesione urbana e al disagio sociale. Questo è certamente un segnale positivo.
Un capitolo del documento si concentra sulle azioni da mettere in pratica a livello di comunità locale, rivolgendosi in primo luogo alle città. Di là delle decisioni e degli indirizzi dei governi nazionali il ruolo delle singole città può essere molto importante. La ricerca di un modello di sviluppo coerente e armonico passa attraverso scelte ragionate e condivise, in cui i cittadini e le organizzazioni sono chiamati a partecipare direttamente. Sembra una banalità, ma spesso la realtà amministrativa è molto diversa, con decisioni che vengono prese nelle stanze dei palazzi di governo e imposte dall'alto in un rigido meccanismo che chiameremo DAD (Decidi-Annuncia-Difendi). Questo modo di fare complica enormemente le cose, perché contrappone le amministrazioni alle comunità, aumenta la sfiducia dei cittadini e obbliga alla rincorsa di un consenso a posteriori che si raggiunge di rado, e con grande difficoltà. L'Agenda 21 Locale vuole ribaltare questo modo di fare, coinvolgendo nelle analisi e nelle scelte tutti gli elementi attivi della comunità.
Ci possono essere modi diversi di fare Agenda 21 locale e molto dipende ovviamente dal contesto in cui si interviene. Nei paesi poveri e in via di sviluppo le priorità sono diverse dalle nostre e riuscire a garantire i diritti fondamentali è già un successo.Ancona è una città europea, quindi fa parte di quella porzione di pianeta ancora minoritaria in cui la democrazia è matura, il benessere è diffuso e le criticità sono meno tragiche ma forse più complesse.Tanto per restare sull'attualità noi europei diamo alle nostre mucche uno stipendio mensile di circa 60 Euro in sussidi agricoli, mentre un abitante dell'Africa in media ha a disposizione una ventina di Euro al mese per vivere. Un miliardo di persone del pianeta non ha acqua corrente e in Italia si aprono ogni settimana milioni di bottiglie di acqua minerale. Contraddizioni come questa devono farci riflettere sui nostri privilegi e sulla necessità di scegliere con oculatezza le strategie di sviluppo.
La versione europea dei risultati del vertice di Rio fu definita nel 1994 ad Aalborg in Danimarca, dove si svolse la prima conferenza delle città sostenibili. La carta di Aalborg, definita in quell'occasione, rappresenta il documento fondamentale per le città europee del terzo millennio. Fino ad oggi la carta di Aalborg è stata sottoscritta da circa 2.200 governi locali d'Europa (Ancona lo ha fatto nel 1999).
Naturalmente anche in Europa le differenze ci sono, eccome. Nei paesi nordici c'è una maggiore fiducia nei confronti delle istituzioni e i cittadini vivono con partecipazione il senso di appartenenza alla comunità. Noi mediterranei siamo più individualisti e pigri, tendenzialmente diffidenti e ostili alle strutture di governo, ad ogni livello. Logico quindi che la pratica di Agenda 21 Locale si sia diffusa prima nel nord Europa per approdare in Italia solo pochi anni fa. Un piccolo gruppo di pionieri (tra cui la città di Ancona) ha fondato una associazione di governi locali in cui raccogliere, confrontare e discutere le strategie di Agenda 21. Oggi l'associazione ha più di trecento iscritti e rappresenta un caso unico in Europa di rete nazionale. Nelle Marche l'esempio di Ancona è stato seguito da molte altre città, anche grazie a una politica di sostegno regionale. La Spagna sta attraversando una fase simile a quella italiana e anche in Grecia le cose si stanno muovendo. L'ingresso di dieci nuovi paesi membri dell'Unione Europea sposterà l'asse di Agenda 21 ancora di più verso sud-est.
La sensazione diffusa è che se le città lavorano in rete, coordinandosi e confrontandosi, possono fare molto. Ecco perché Ancona crede molto nelle alleanze e nei rapporti di amicizia anche oltre i confini nazionali. Il Forum delle Città dell'Adriatico è nato proprio qui nel 1999 e in pochi anni si è consolidato fino a comprendere praticamente tutte le maggiori città costiere delle sette nazioni adriatiche. Dal Forum è nato il progetto Adriatic Action Plan, promosso dalla città di Ancona e finanziato dall'Unione Europea, che punta a un modello di sviluppo condiviso e sostenibile per tutta la regione adriatica.
La qualità della vita si misura anche dal buon governo e dalla capacità di chi amministra di rendere tutto semplice e comprensibile, usando bene i canali di informazione e stimolando i cittadini e le categorie a partecipare e a decidere. Partecipare non è una cosa facile come può sembrare, specialmente all'inizio. Le persone sono diffidenti, non sono abituate ad essere consultate. Anche perché criticare è in realtà molto più facile che fare proposte. Uno dei compiti principali del forum è stato proprio quello di rovesciare l'approccio verso le "cose pubbliche". Ci siamo riusciti abbastanza bene con la città, molto meno con l'apparato comunale, che non ha sentito molto il desiderio di partecipare.
Del resto non è un segreto che le Agende 21 che si fanno in realtà sono due, una esterna e una interna all'amministrazione. E questa seconda è sempre la più difficile. Entrando nel merito delle proposte del Piano di Azione non è difficile capire cosa è al centro dei pensieri anconetani. Sono due temi ricorrenti: uno è un desiderio (il recupero del rapporto con il mare), l'altro è un problema (il traffico e la mobilità).
Le proposte, gli argomenti e le discussioni centrate sul rapporto tra città e porto, tra mare e territorio sono molte. Dimostrano la centralità della questione per molti degli abitanti di Ancona, che si sentono in qualche modo privati di una specie di diritto.Traffico e mobilità sono invece la spina nel fianco di una città condannata dalla sua stessa forma ad una pressione molto forte e difficile da gestire. Le idee e le proposte del forum sono molte ed interessanti, spesso innovative e generalmente molto ambiziose. Si parla ad esempio di ridurre di un terzo il traffico privato e di raddoppiare quello dei mezzi pubblici, mentre la realtà dimostra che la tendenza non è certo quella di rinunciare alle auto private. In questo settore ci piacerebbe che il forum facesse in qualche modo tendenza, anticipando una necessaria , piccola rivoluzione.
Tra le idee del Piano di Azione restano in secondo piano le questioni legate alla coesione urbana e al disagio sociale. Questo è certamente un segnale positivo.
Il rapporto centro/periferia, il pericolo di esclusione o marginalizzazione non sembrano preoccupare gli Anconetani.Anche le politiche del territorio, fatta salva la rivendicata vocazione marina, non sembrano così rilevanti.
Bisogna aggiungere che è naturale che le proposte del forum si concentrino su indicazioni operative e che siano meno rivolte ai principi o alle strategie. In ultima analisi la considerazione che si ricava dalla lettura delle proposte è una generale convinzione che il potenziale di questa città non è sfruttato bene e che basterebbe poco per farlo.
Gli amministratori di Ancona sono rimasti volutamente lontani dal forum. L'intenzione era quella di permettere alle idee di crescere in libertà, senza condizionamenti. Conclusa la fase di elaborazione questo Piano di Azione rappresenta lo strumento per avviare il confronto politico tra il forum e l'amministrazione. Il consiglio comunale e la giunta potranno trovare tra le indicazioni e le proposte molte conferme al loro lavoro già avviato, ma anche parecchi suggerimenti utili. Sarebbe estremamente interessante vedere qualche azione del Piano di Agenda 21 trasferita tra gli investimenti del bilancio comunale di Ancona.
Altrettanto importante sarebbe includere i processi di consultazione preventiva nella elaborazione della prossima variante al Piano Regolatore e nel Piano della Mobilità. Perché il processo di Agenda 21 non è reversibile: una volta avviata l'abitudine al confronto preventivo e al dibattito aperto sulle scelte della città non si può tornare indietro. Per adesso la soddisfazione è quella di avere innescato un processo virtuoso, spingendo a ragionare sul futuro della città chi di solito non se ne occupa.
La pubblicazione del Piano di Azione coincide con l'inizio di un anno che sarà molto importante per le città europee. Nel prossimo giugno si terrà ad Aalborg la quarta conferenza delle città sostenibili d'Europa. Infatti sono già passati dieci anni dalla prima conferenza, ed è tempo di bilanci e di nuove strategie. Un gruppo di esperti sta lavorando alla preparazione scientifica della conferenza e chi scrive ne fa parte in rappresentanza degli enti locali italiani. La nuova frontiera per cambiare le nostre città consiste nel passare dalla sottoscrizione di buoni intenti, come la carta di Aalborg, all'assumersi impegni veri e propri. Così vorremmo che le città individuassero obiettivi e azioni, quali soglie massime da non superare per i consumi e lo sfruttamento delle risorse, standard minimi di qualità per i servizi, l'integrazione sociale, la partecipazione e la governance.
Da alcuni anni Ancona sta recitando un ruolo molto importante in Europa, prendendo parte direttamente alle scelte strategiche internazionali dello sviluppo sostenibile. La sostenibilità è ormai al centro di tutte le attività della pubblica amministrazione e rappresenta la base del buon governo di una comunità locale. Ma anche noi crediamo che non possano più bastare le buone intenzioni e che sia il momento di passare dalla teoria ai fatti. A questo dovrà servire il Piano di Azione.
Bisogna aggiungere che è naturale che le proposte del forum si concentrino su indicazioni operative e che siano meno rivolte ai principi o alle strategie. In ultima analisi la considerazione che si ricava dalla lettura delle proposte è una generale convinzione che il potenziale di questa città non è sfruttato bene e che basterebbe poco per farlo.
Gli amministratori di Ancona sono rimasti volutamente lontani dal forum. L'intenzione era quella di permettere alle idee di crescere in libertà, senza condizionamenti. Conclusa la fase di elaborazione questo Piano di Azione rappresenta lo strumento per avviare il confronto politico tra il forum e l'amministrazione. Il consiglio comunale e la giunta potranno trovare tra le indicazioni e le proposte molte conferme al loro lavoro già avviato, ma anche parecchi suggerimenti utili. Sarebbe estremamente interessante vedere qualche azione del Piano di Agenda 21 trasferita tra gli investimenti del bilancio comunale di Ancona.
Altrettanto importante sarebbe includere i processi di consultazione preventiva nella elaborazione della prossima variante al Piano Regolatore e nel Piano della Mobilità. Perché il processo di Agenda 21 non è reversibile: una volta avviata l'abitudine al confronto preventivo e al dibattito aperto sulle scelte della città non si può tornare indietro. Per adesso la soddisfazione è quella di avere innescato un processo virtuoso, spingendo a ragionare sul futuro della città chi di solito non se ne occupa.
La pubblicazione del Piano di Azione coincide con l'inizio di un anno che sarà molto importante per le città europee. Nel prossimo giugno si terrà ad Aalborg la quarta conferenza delle città sostenibili d'Europa. Infatti sono già passati dieci anni dalla prima conferenza, ed è tempo di bilanci e di nuove strategie. Un gruppo di esperti sta lavorando alla preparazione scientifica della conferenza e chi scrive ne fa parte in rappresentanza degli enti locali italiani. La nuova frontiera per cambiare le nostre città consiste nel passare dalla sottoscrizione di buoni intenti, come la carta di Aalborg, all'assumersi impegni veri e propri. Così vorremmo che le città individuassero obiettivi e azioni, quali soglie massime da non superare per i consumi e lo sfruttamento delle risorse, standard minimi di qualità per i servizi, l'integrazione sociale, la partecipazione e la governance.
Da alcuni anni Ancona sta recitando un ruolo molto importante in Europa, prendendo parte direttamente alle scelte strategiche internazionali dello sviluppo sostenibile. La sostenibilità è ormai al centro di tutte le attività della pubblica amministrazione e rappresenta la base del buon governo di una comunità locale. Ma anche noi crediamo che non possano più bastare le buone intenzioni e che sia il momento di passare dalla teoria ai fatti. A questo dovrà servire il Piano di Azione.